“…venivano giù Roma e poi salivano su e dicevano“. Questo è un virgolettato degli inquirenti che Linkiesta ha riportato e che dovrebbe palesemente provare nostri misteriosi contatti con la CAI. Su questo medesimo virgolettato il Presidente di Aibi ha pure costruito un tweet sugli “strani” viaggi dei dirigenti di Enzo B a Roma. La doverosa premessa è che sono convinta che gli inquirenti non possano essersi espressi così, convintissima! Quello che fa un po’ specie è che un giornalista lo scriva così e il presidente di Aibi lo riporti come notizia.

Noi a Roma abbiamo una sede, colleghi e famiglie che ci hanno conferito mandato e a Roma c’è la sede delle Istituzioni. Se sei un Ente che opera in un ambito pubblico, il minimo che puoi fare è essere presente a Roma, poi fate un po’ voi, in fondo i complotti ultimamente piacciono parecchio…

Il virgolettato, però, è solo la più eclatante delle particolari verità che abbiamo viste diffuse ultimamente. Ad esempio, ma sempre perché i fatti sembrano ormai essere diventati un’opinione, l’affaire Airone nasce e si completa con la Commissione dell’allora Vice Presidente Daniela Bacchetta: la maggior parte delle famiglie che erano in carico all’Ente Airone ha dato mandato ad altri Enti, a noi hanno dato mandato 4 famiglie. Sarebbe quindi davvero interessante capire quali grandi guadagni si siano ottenuti.
Inoltre, la proposta formale di fusione fra Enzo B e Airone (la fusione non è un inciucio è una fattispecie prevista dal Codice Civile) è del 16.01.2013, fatta non prima di essersi confrontati con l’allora Vicepresidente CAI Daniela Bacchetta e avendo richiesto parere formale alla stessa Commissione. La delibera di cancellazione dell’Ente Airone, lasciandogli comunque in carico le coppie, è di un mese dopo. In questi giorni veniamo a scoprire che, con buona pace dei documenti e del calendario, secondo alcuni giornalisti la fusione sarebbe stata richiesta dopo la sospensione. Nessuno si degna di controllare le date, perciò questa diventa la nuova verità. Ovviamente, nel frattempo, non si sopisce nemmeno il fiorire di pareri sugli “errori” di Enzo B in Etiopia. La notizia è che (pare) il Governo etiope abbia deciso di chiudere le adozioni. Nessun documento lo conferma, ma “pare“. Che io sappia, il “pare“, NON è una notizia. Come NON è una notizia: “il presidente del Cifa ha detto che ci sono 200 famiglie italiane in attesa sull’Etiopia.” Noi di famiglie ne abbiamo 14 ancora instradate, le altre 186 a chi siano in carico NON lo so. Io so che l’Etiopia non ha chiuso né nel 2011 né dopo, che ha rallentato i procedimenti adottivi tanto da far decidere a noi di Enzo B di non instradare praticamente più nessuna famiglia dal 2014, ma che evidentemente alcuni enti italiani hanno continuato a instradare famiglie – e adottare –  sebbene le condizioni in quel Paese siano quantomeno critiche. A riguardo, però, nessuno ha posto nemmeno una domanda.
Se poi nel 2011 la Commissione (ma quale funzionario?) suggerì informalmente (a chi? a noi no) di non instradare più famiglie – questo è ciò che afferma la presidente del Ciai nel suo Blog del 12 giugno sul settimanale VITA – questo sì che sarebbe grave, perché se in possesso di informazioni e non di “voci”, una Istituzione avrebbe dovuto, formalmente, invitare tutti gli Enti a non instradare più famiglie. Anche qui, però, il problema diventa il fatto che Enzo B non abbia avuto sentore di queste voci e, sulla base delle voci, non abbia fermato, sin dal 2011, gli instradamenti. Riscritta così può magari far sorridere, ma questa è l’accusa. Certo, chi l’ha lanciata, preoccupandosi enormemente del supremo interesse dei minori, avrebbe potuto anche condividere il segreto che ha permesso ad altri enti di portare a termine abbastanza adozioni in Etiopia da spingerli ad instradare 186 coppie, ma a quanto pare non lo ha ritenuto il caso. A quanto pare le voci avevano decretato che dal 2011 Enzo B non avrebbe più dovuto instradare coppie, mentre tutti gli altri Enti interessati avrebbero potuto portare avanti centinaia di adozioni fino al 2017. Nessuno si è fermato a domandarsi quanto sembrasse paradossale il discorso e di documenti, o quanto meno di fatti, nemmeno l’ombra…

Ma, si sa, ormai non va più di moda attenersi ai fatti oppure, se questi mancano, scegliere il silenzio (che a volte aiuta un sacco!). Molto meglio dimenticarsi un fatto qui, modificarne leggermente un altro di là e, di fake in fake, ricostruire la verità. Ma giusto qualche ritocco eh? Per renderla più bella….nemmeno vi accorgerete che non è più lei.

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